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FELICE GIANI

giani-gabbantichità

COMUNICATO STAMPA

FELICE GIANI E DINTORNI” – lncisioni del primo ottocento

di Vincenzo Basiglio e Donatella Gabba

ANTEPRIMA DELLA MOSTRA PROMOSSA DALL’ARCHIVIO PITTOR GIANI CHE SI TERRA’ NEL  2017

L’esposizione di incisioni dedicata a Felice Giani ed in particolare al primo ottocento, che si terrà a San Sebastiano Curone (AL) a partire dal 20 novembre 2106, promossa dall’Archivio PITTOR GIANI nei locali in piazza Roma, è organizzata dallo Studio d”Arte e Restauro Gabbantichità di Tortona, vuole essere, oltre che un omaggio ad un autore definitivamente consacrato tra i grandi dalla critica internazionale, un flebile ricordo della suo paese natale in occasione della Fiera Nazionale del Tartufo che si terrà nelle due domeniche di 20 e 27 novembre a San Sebastiano Curone. Tale manifestazione che rimarrà nella sede dell’Archivio per tutto il 2017, si spera possa essere da stimolo per una “grande esposizione”, al fine di divulgare in zona la figura e l’opera del pittore neoclassico di San Sebastiano Curone in occasione dei 260 anni dalla nascita, nel 2018.

Tra il mondo del tardo barocco e le nuove idee scaturite alla fine del Settecento, corre una

linea di spaccatura che determina una voglia di ricominciare dall”inizio, di ricostruire i termi-

ni del dipingere: Viene impostata un’enorme operazione verso le origini, verso una classicità

vera, primitiva, nella speranza di andare “oltre”.

Nel momento in cui J.L.David ritorna a Roma nel 1784 per dipingere il “Giuramento degli Orazi”, manifesto indiscusso del neoclassicismo mondiale, un pittore di san Sebastiano Curone (AL), Felice Giani nato il 17-12-1758 figlio di Giulio Domenico Giani e Angela Maria Callegari, vince il II premio all’Accademia di Parma con il “Sansone prigioniero”. Il concorso fu vinto nel 1771 anche da un nostro conterraneo il pittore vogherese Paolo Borroni con “Annibale vincitore, che rimira per la prima volta dalle Alpi l’Italia” davanti al famosissimo Francisco Goya.

Sono i protagonisti più anziani quelli che rompono con più violenza rispetto agli immediati

predecessori.

…Ecco subito il bellissimo terzetto, Andrea Appiani, Antonio Canova, Felice Giani; tutti e

tre nati in uno strettissimo spazio di tempo, compreso tra il 1754 e il 1758, cosi da precedere

almeno di una generazione tutti gli altri autori “neoclassici”. Eppure nessuno tra i successo-

ri li supererà per ardimento, per perentorietà, il che suona a conferma che il massimo non

appare dopo una progressione regolare e continua, ma si accampa subito a ridosso della sta-

gione che si vuole contrastare…. (Renato Barilli-Primo Ottocento in Italia)…

…Si puö pertanto affermare che per il tramite di artisti estrosi come il Giani, portati

a forzare toni e gesti per un gusto personale ma anche in voluta polemica con l”accade-

mismo e il classicismo imperanti, il barocco si innesta direttamente al movimento roman-

tico e quasi salta a piè pari la parentesi neoclassica e purista…  Golfieri-Felice Giani-

Paragone 1950 n.7).

(….)La distanza tra l’esuberante temperamento del Giani e l’Accademismo imperante in

quella e nelle generazioni successive era tale che non è da far meraviglia se, lui morto, sia

stato cancellato il suo nome dagli elenchi degli artisti e muta a suo riguardo sia divenuta la

critica d”arte.

Richiamare oggi l’attenzione degli studiosi sulla personalità di Felice Giani vale soprattut-

to a rilevarne quei presentimenti romantici che,come fa notare il Longhi, rappresentano “la

vera forza dei neoclassici italiani” di fronte alla tanto esaltata scuola del David. (Ennio

Golfieri- Felice Giani- Paragone 1950 n.7).

L’esigenza di confronti e verifiche nata dalla constatazione che si stava partecipando

ad un definitivo rinnovamento delle basi figurative, viene compresa da Giani che nella

sua abitazione raduna artisti di scuole e nazionalità, dando vita all” “Accademia dei

Pensieri”. Le opere che si eseguivano erano esclusivamente grafiche; scopo delle sedute

era sviluppare le capacità inventive e compositive su argomentazioni storico mitologiche,

attraverso la discussione e l’analisi collettiva fornite in forma anonima su temi stabiliti

precedentemente.

“L’accademia” durò con alcune sospensioni dal 1790 al 1796 e vide partecipi gli italiani

Camuccini, Benvenuti, Sabatelli, Dell’Era, Bossi, Durante e gli stranieri Fabre, Humbert de

Superville e Maler Muller, ma con ogni probabilità bisogna aggiungere Wicar, Pinelli, Rossini,

Errante, Landi e Gagneraux.

Durante le riunioni dell’Accademia dei Pensieri, l’abitazione di Giani si trasformava in

laboratorio nel quale le tendenze più Varie e vitali attive in quegli anni sulla scena romana si

fondevano alla ricerca di soluzioni inedite, sperimentali.

Tranne Appiani, i piu importanti rappresentanti dell’accademia ufficiale alla fine del primo

decennio Landi, Camuccini, Benvenuti e Sabatelli, avévano alle spalle l”esperienza

dell”Accademia dei Pensieri.

Giani nei primi anni del secolo continuava tra Faenza e Bologna l”esperienza precedente.

Nell’ambito dell”Accademia della Pace, che aveva quindi sostituito la romana Accademia dei

Pensieri, veniva analizzata con particolare attenzione la rispondenza dell’invenzione al testo

letterario.

Si assiste dunque al passaggio dalla sperimentazione al metodo, all’ordine del giorno era

l’applicazione su basi scientifiche del principio neoclassico di “imitazione” che, come aveva

specificato il Canova nel 1805, vedeva nello studio dei maestri antichi la via per comprende-

re le leggi delle forme naturali per giungere ad uno stile individuale.

 

 

 

 

 

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